“Dalle molestie sessuali allo stupro”. Ricerca AIRS. Primi dati e commenti

20 Maggio 2011 Nessun commento
TAB. 1             Domanda

(uguale per uomini e donne)

Uomini  %

SI

Donne %

 SI

Variazione

%

24   Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire?

 

44,6

 

37,2

 

Uomini

+ 7,4

25  Secondo lei, se le donne fossero meno provocanti la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe?

44,6

28,2

Uomini

+ 16,4

28  Secondo lei, le donne, in genere, si vestono in modo troppo provocante, così è spesso difficile resistere alla tentazione sessuale?

 

32,6

 

26,5

 

Uomini

+ 6,1

Media

40,6

30,6

Uomini

+ 10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricerca sul territorio nazionale promossa e realizzata dall’Associazione Italiana  per la Ricerca in  Sessuologia (AIRS) in 11 regioni e 16 province, su campione di 1676 soggetti intervistati.

Con il patrocinio di: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, Comune di Roma, Facoltà di Criminologia dell’Università di Milano, Federazione Italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (FeDerSerD), Centro Italiano di Sessuologia (CIS), Associazione donna e politiche familiari, Casa delle donne maltrattate, Progetto Ri-cominciare.

In corso di pubblicazione in “Sessualità, Desiderio, Dipendenze e Violenza”,

a cura di F. Avenia e A. Pistuddi.  FrancoAngeli, Milano.

 

Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia

Anno di fondazione 1998

Da quando Michael Sanguinetti, della polizia di Toronto, durante un seminario universitario sulla sicurezza, ha detto: «Le donne dovrebbero evitare di vestirsi come puttane per evitare di diventare vittime», la protesta femminile è dilagata dal Canada agli Stati Uniti, all’Australia, all’Europa. Oltre al coro di proteste, infatti, si sono svolte numerose “Slutwalk”, ovvero “marce delle puttane”, dove donne (ed anche uomini) in abiti succinti e provocanti, hanno protestato per la libertà femminile di scegliere l’abbigliamento preferito senza dover corre il rischio dello stupro.

Molto si è detto e si sta dicendo in questi giorni sull’argomento, soprattutto sul pregiudizio maschile che le donne vestite in modo sensuale provochino la violenza sessuale. Tale pregiudizio maschile esiste, ma – anche se potrà stupire – è radicato altresì tra le donne ed è molto più diffuso di quanto si creda.

 Brevi commenti

a cura del dott. Franco Avenia

Presidente AIRS

Direttore della ricerca

«Nella nostra ricerca è emerso che mediamente il 40,6 degli uomini italiani ritiene che se le donne fossero meno libere e ambigue sessualmente e vestite in modo meno provocante la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe. Un rovesciamento di responsabilità che – anche se potrà sorprendere – è condiviso mediamente dal 30,6 delle donne, con picchi fino al 37.2%.»

 

«Il fatto che circa la metà degli uomini potrebbe equivocare vedendo una donna vestita in modo succinto e/o sensuale, immaginando una disponibilità sessuale che non esiste e che potrebbe sfociare in violenza per un rifiuto inaspettato è altamente inquietate.  Ma è altrettanto inquietante sapere che le donne, in buona parte, condividano il preconcetto, poiché da una parte le costringe per paura a non essere libere d’esprimere i propri gusti e la propria femminilità e, dall’altra, provoca un rinforzo culturale, facendo da sponda, anziché opporsi, alla prospettiva maschile.»

 

«Altro dato preoccupante e che non fa essere ottimisti per il futuro è quello riguardante le fasce d’età. Si nota, infatti, che sono i giovani i principali sostenitori dell’idea che le donne provocano la violenza sessuale con abbigliamento sensuale e comportamenti disinibiti. Se si analizzano le fasce d’età, risulta che la maggioranza dei giovani uomini in età di voto con meno di 25 anni è di questa opinione: 55,6%, con punte del 64%. Tra le giovani donne con meno di 25 anni troviamo la stessa tendenza con valori medi di poco inferiori 47,5% con punte del 60,1%. Il che significa che in una comitiva di ragazzi e ragazze più della metà è convinta che vestirsi succintamente o sensualmente per una donna corrisponda ad una provocazione sessuale che può sfociare in violenza.

Si fa fatica ad accettare tale prospettiva, ma se si riflette con attenzione si può trovare una spiegazione e forse anche un’attribuzione di responsabilità. I giovani sono nati e cresciuti in un mondo dove il sesso viene utilizzato spregiudicatamente e massivamente come traino per gli interessi più disparati. I mass media propongono in continuo donne succintamente vestite che trasudano sensualità offrendo di sé un’immagine fortemente erotizzata e di disponibilità. L’associazione, dunque, tra un certo tipo d’abbigliamento e la provocazione sessuale si riflette nella vita di tutti i giorni producendo una distorsione della realtà. I giovani, nella loro fragilità e mancanza di solidi punti di riferimento, sovrappongono a tutte le donne lo stereotipo cui sono costantemente esposti, identificando così nella disinvoltura ed in un certo tipo d’abbigliamento la provocazione sessuale.»

 

«Va poi aggiunto che la violenza è un altro tema dominante nell’attuale panorama della cultura sessuale trasmessa ai giovani. Si pensi  – ad esempio – a come le manette, simbolo di imposizione violenta e di sopraffazione, siano ormai considerate un sex toy.»

 

«A conferma di quanto detto, si noti che sia tra gli uomini che tra le donne con più di 46 anni l’associazione abbigliamento succinto e/o sensuale e provocazione sessuale è decisamente inferiore: 26%, con punte del 36%, rilevato nel questionario maschile; 26,3, con punte del 33,8%, nel questionario femminile.  Dimostrazione che gli adulti che hanno assorbito in altri tempi una cultura sessuale diversa, sono meno permeabili all’idea che l’abbigliamento femminile possa essere d’incitamento alla violenza.»

 

«Per quanto riguarda la distribuzione geografica, si nota che la maggior concentrazione di persone che condividono l’idea che la responsabilità della violenza sessuale debba ricadere sulle donne per il modo in cui si vestono e si comportano la troviamo al centro ed al sud/isole: per gli uomini, infatti, si ha il 44,2% al centro, il 35,7% al sud e isole, e al nord 26,7%. Stesso andamento, seppur con percentuali di poco difformi, lo troviamo tra le donne: 39,3% al centro, 37,2 al sud e isole; 23,4 al nord.»

 

«Si noti, inoltre, che per gli uomini il pregiudizio è equamente spartito al nord tra < 25 anni  (35,9) e > 46 anni (36,5) mentre è doppiamente diffuso tra i giovani rispetto ai meno giovani al centro  < 25 anni  (55,7) e > 46 anni (26) ed al sud/isole< 25 anni  (72,5) e > 46 anni (37,9). Ciò potrebbe testimoniare che al centro ed al sud i modelli femminili proposti dai mass media hanno inciso più significativamente tra i giovani e che non al nord.»

 

Antropologia Sessuale. Scione editore. Roma. www.scione.it

 

Antropologia Sessuale

Riflessioni scientifiche e di vita quotidiana

Franco Avenia 

pp. 248 – € 20,00

Scione Editore – Roma, 2011

www.scione.it

…Attento agli eventi scientifici, culturali e sociali più significativi e abile nell’affrontare tematiche spesso assai diverse fra loro, Avenia sa integrare diversi apporti mantenendo posizioni scientifiche ed etiche certe senza cedere a relativismi qualunquisti. In questa maniera l’Autore delle pagine che presentiamo realizza una proficua integrazione fra diversi saperi e apre un dibattito che può essere solo migliorativo… 

Giorgio Rifelli

(Prefazione a “Antropologia Sessuale”)

 

…Avenia racconta anche storie: quella della povera Safiya condannata alla lapidazione per aver ceduto alle lusinghe sessuali del cognato; quelle drammatiche delle generazioni della droga che si sono succedute negli ultimi cinquant’anni.

Il tutto con uno stile da un cronista di guerra, il cui lavoro è raccontare ciò che vede, ma che non può impedirsi di partecipare emotivamente…

Non manca, comunque, la leggerezza dello humor con cui sono descritti alcuni recenti comportamenti sessuali, né il sarcasmo attraverso il quale vengono colpiti gli stilisti di moda sponsor dell’anoressia o i movimenti gay discriminanti più dei tanto avversati omofobici.

Il tagliente sarcasmo dell’Autore, poi, non risparmia la sessuologia attuale che è colta nel suo essere impegnata soprattutto a strutturare il potere ed a difendersi dalle scienze limitrofe.

Ma, oltre alle critiche sull’assetto politico-economico della sessuologia, si trovano interessantissimi interventi che affrontano, con grande rigore scientifico, indiscutibile competenza e lungimiranza, alcuni dei temi principali del moderno impianto metodologico della sessuologia.

Un’opera, dunque, completa che transita attraverso il giornalismo, l’antropologia, la sociologia e l’epistemologia, per darci un ritratto convincente e veritiero di cosa sia  attualmente la sessuologia, di dove stia andando e di  come sia vissuta nei giorni nostri la sessualità.

Salvatore Recupero

(Rivista di Sessuologia, N. 1, 2011)

 

Il progetto culturale e scientifico dell’Autore di Antropologia Sessuale è già chiaro dal sottotitolo del libro: “riflessioni scientifiche e di vita quotidiana”. Si tratta, infatti, d’un insieme di saggi dedicati sia alla sessuologia, ovvero ai suoi principi ed ai suoi metodi, che alla sessualità, nelle forme e nei modi in cui è vissuta.

Un’alternarsi, dunque, d’argomenti che stimola riflessioni profonde sul come oggi si studia la sessualità, su come la si “cura” quando è “malata” e come la si vive, singolarmente e socialmente.

Vengono così affrontati temi quali l’impotenza, le protesi peniene, l’orgasmo femminile, il divorzio, le disfunzioni sessuali, ecc.,  ma anche i principi della metodologia sessuologica ed i presupposti della “terapia”; il rapporto tra la sessuologia e le scienze ad essa contigue e l’etica.

Ma l’Autore arricchisce il libro entrando anche nella vita di tutti i giorni: il rapporto e l’influenza della televisione, dai programmi per bambini al Grande Fratello;  i nuovi costumi sessuali; l’aborto; le droghe; i sex toys e le lingerie; la dipendenza da sesso. Rapide incursioni nel quotidiano condite a volte con umorismo o addirittura con graffiante sarcasmo, come avviene per “La modella psicologa”, improvvisata sessuologa del web, per le associazioni di gay paranoicamente ossessionate dalla discriminazione o per il governo USA che intende tornare a dividere gli alunni in classi distinte per sesso.

Importanti saggi sono, infine, quelli dedicati al transessualismo; alla violenza contro le donne; al rapporto tra paura, sessualità e potere; alla prostituzione. Quest’ultimo si segnala particolarmente per l’ampio e documentato panorama della prostituzione attuale che viene rappresentato con chiarezza e senza pregiudizi, mettendo a nudo le contraddizioni, le rivendicazioni ideologiche e le ipocrisie che hanno generato un neopuritanesimo persecutorio.

I saggi – come scrive l’Autore nell’introduzione – rappresentano “testimonianze del nostro tempo” la cui fruizione è decisamente transculturale, poiché tratta temi che spaziano dalla scienza alla cronaca,  utilizzando un linguaggio appropriato per ogni argomento.

 gdm

Dipendere dal sesso

SEXUAL ADDICTION a cura di Franco Avenia e Annalisa Pistuddi. FrancoAngeli 2007

 

La Dipendenza da sesso: Manuale sulla Sexual Addiction

 a cura di Franco Avenia e Annalisa Pistuddi

FrancoAngeli. Milano, 2007. pp. 248. € 28,50

La Sexual Addiction (Dipendenza da Sesso) è “la condizione nella quale un individuo percepisce  la propria sessualità centrale rispetto alla sua vita ed agisce in risposta ad un irrefrenabile impulso sessuale, indipendentemente dagli effetti negativi che il suo comportamento può arrecare a sé ed agli altri” (Avenia, 2007).

  

La Dipendenza da Sesso ha conseguenze gravi sia a livello individuale che sociale. I dipendenti da sesso, oltre a vivere un forte disagio psicologico, deteriorano progressivamente i rapporti affettivi e relazionali e compromettono la loro attività lavorativa ed economica. In più, secondo precedenti ricerche, il 55% commette con alta frequenza reati a sfondo sessuale.

   Il “Manuale sulla Sexual Addiction” mette a fuoco per la prima volta in Italia tale fenomeno che, oltre ad avere rilevanza clinica individuale, ha significativi riflessi sociali.

   Nel volume vengono  anche illustrati i dati di una recente ricerca dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS) che mostrano un incidenza di Dipendenza da Sesso in Italia pari al 5,8%, come analoghe ricerche hanno rilevato negli USA.

 

Franco Avenia, sociologo, sofrologo, sessuologo, presidente dell’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS), dirige la “Rivista di sessuologia”, fondata nel 1960 dal CIS. (www.francoavenia.com) (avenia@tiscali.it).

 

Annalisa Pistuddi, psicologa psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, lavora a Milano come libera professionista e psicologa forense. (pistuddia@tiscali.it).

 

Sintesi dell’articolo comparso sull‘Espresso, il 22 febbraio 2007, pp. 158-161

 

SEXUAL ADDICTION / LE CAUSE E LE TERAPIE

Schiavi del sesso

Prostitute. Porno. Molestie. Perversioni. Quando l’eros diventa una vera ossessione.

 

di Paola Emilia Cicerone

 

C’è chi ha speso un patrimonio con le prostitute e chi manda all’aria un matrimonio perché non può fare a meno di portarsi a letto altre donne, qualunque donna, in qualsiasi momento. Chi lascia il posto di lavoro per salire sull’autobus a molestare le passeggere, chi rinuncia alla vita sociale per dedicare tutto il suo tempo alla pornografia, in dvd o su Internet. E chi arriva allo stupro o ai rapporti con minorenni. È il profilo dei sessodipendenti, di chi soffre di sexual addiction. Un disturbo noto fin dal XIX secolo: fu Richard von Krafft Ebing a descriverlo nel 1886. E oggi più diffuso di quanto si pensi: “I dipendenti da sesso sono quasi il 6 per cento della popolazione, in stragrande maggioranza uomini”, spiega il sessuologo Franco Avenia che cura insieme alla psicologa Annalisa Pistuddi il ‘Manuale sulla Sexual Addiction’ in uscita per i tipi di Franco Angeli. Un libro a più voci, “il primo di questo genere in Italia”, come sottolineano gli autori, per fare ordine in una materia complessa quanto inquietante. E fornire agli operatori strumenti adeguati per individuare un fenomeno spesso sottostimato…

…A partire da un identikit dei dipendenti, che nasce da un’indagine promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS): si tratta in genere di maschi adulti in maggioranza single (ma c’è un’ampia quota di sposati) di cultura medio bassa, equamente distribuiti sul territorio nazionale. Apparentemente normali? “Spesso i sex addicted non sono socialmente riconoscibili come possono esserlo a volte i dipendenti da alcol o altre sostanze, magari non hanno ancora manifestato problemi evidenti di devianza o non hanno avuto problemi con la giustizia”, spiega Pistuddi: “Magari arrivano da noi manifestando disturbi della sfera sessuale, per esempio una disfunzione erettile. Precisando che non si verifica in rapporti con prostitute o con partner occasionali con cui non è necessario instaurare una relazione sentimentale. E solo in un secondo tempo emerge dal racconto la dipendenza da sesso”. Di solito a chiedere aiuto sono uomini, “perché sono più numerosi”, precisa la psicologa, “o anche perché le donne riescono a convivere con il disturbo senza compromettere la loro quotidianità”…
…”I pazienti vanno dal sessuologo quando capiscono che la dipendenza non è più gestibile, che gli ha sconvolto la vita, compromettendo le relazioni personali e il lavoro, danneggiandoli economicamente”, spiega Avenia. Il problema sta lì: “La dipendenza da sesso non ha niente a che vedere con un sano appetito sessuale, è un impulso irrefrenabile che condiziona la vita e genera sofferenza se non è soddisfatto”, prosegue il sessuologo: “Krafft Ebing oltre un secolo fa sottolinea come il desiderio sessuale diventi il centro della vita del soggetto dipendente”. Per anni, però, la psichiatria ha accantonato l’argomento, fino alla fine degli anni ’80 quando è tornato alla ribalta con la nascita negli Usa del National Council of Sexual Addiction. “Ci sono diversi fattori che hanno contribuito a fare emergere il fenomeno”, prosegue Avenia: “Viviamo in una società in cui il sesso ha un ruolo sempre più importante, sia a livello personale che di comunicazione, e c’è una forte pressione sociale che spinge le persone a identificarsi con il proprio comportamento sessuale”…
Cos’è che trasforma il sesso in una vera droga? Il parallelo è in qualche modo improprio: la droga è una sostanza estranea, il sesso un impulso fisiologico. “Forse l’analogia più corretta è quella con i disturbi del comportamento alimentare, come la bulimia, che non caso spesso si accompagna a una sregolatezza nel comportamento sessuale”, spiega Avenia
…Anche se il disturbo può presentarsi a livelli diversi di gravità, e in forme diverse, il rischio è comunque presente. “Il problema nasce dalla tendenza di questi soggetti a minimizzare le possibili conseguenze delle loro azioni”, spiega Avenia. Nei casi meno gravi si tratta di rapporti non protetti, di avances pesanti. O di comportamenti che possono portare grave imbarazzo: “Ricordo un uomo che provava un irresistibile impulso a mostrarsi nudo dalla finestra, dovunque fosse”, precisa il sessuologo.
La ricerca ossessiva di un partner sessuale può portare anche a comportamenti rischiosi o illegali, a molestie come il frotteurismo (lo strofinamento dei genitali su una persona non consenziente), perfino allo stupro. E nei casi più gravi si associa a parafilie, il termine che oggi definisce quelle che un tempo si chiamavano perversioni, come la pedofilia. Studi americani mostrano che il 55 per cento di soggetti con dipendenza da sesso commette con molta frequenza reati a sfondo sessuale. “Anche un’indagine tra i detenuti tossicodipendenti del carcere di Opera a Milano indica una dipendenza da sesso doppia rispetto alla media nazionale”, rivela Pistuddi: “Il dato interessante, oltre all’intreccio fra dipendenze (sostanze e sesso), è in alcuni casi anche la connessione con la pericolosità sociale e la marcata esposizione al rischio di queste persone”…

…”Il confine di ciò che è normale si sposta, atti sessuali oggi accettati da tutti fino a vent’anni fa erano catalogati nel ‘Dsm III’ come perversioni”, ricorda Avenia: “Siamo passati da una cultura sessuofobica a una sessuofila”.

Eiaculazione precoce: tecnica per superarla

Eiaculazione precoce: malattia o modo d’essere?

Per superarla terapia o semplice apprendimento?

 

L’eiaculazione precoce, nella maggior parte dei casi non è una malattia, ma una condizione naturale dell’uomo che può essere sottoposta al controllo della volontà attraverso l’addestramento, così come – ad esempio – da bambini impariamo a controllare la minzione (espulsione dell’urina).

 L’eiaculazione precoce

            

L’importanza assunta dal controllo dell’eiaculazione negli ultimi anni non è scaturita da una maggior attenzione al piacere, come alcuni sostengono, ma dalla necessità sociale di soddisfare sessualmente la partner. La rivoluzione sessuale, iniziata con Freud che individua la centralità della sessualità nelle dinamiche psichiche, ha portato progressivamente e legittimamente le donne a richiedere l’appagamento durante i rapporti sessuali. Un mutamento di ruolo che prevede, nell’universo femminile, il raggiungimento dell’orgasmo  paritariamente ad i loro partner. Da qui, l’inizio della autoconsapevolezza maschile di dover avere tempi sufficienti d’interazione sessuale –ed in particolare di penetrazione- per consentire alla donna di raggiungere il proprio orgasmo, che mediamente ha un periodo più lungo di maturazione rispetto a quello degli uomini.

Si è scritto molto intorno a questo argomento: vediamo di fare un po’ di chiarezza – seppur schematicamente – proponendo un modello risolutivo che possa contribuire a liberare gran parte degli uomini dall’angoscioso problema dell’eiaculazione precoce.

 Breve glossario

 Latenza (eiaculatoria): periodo che va dall’inizio dell’interazione sessuale all’eiaculazione.

Urgenza eiaculatoria: momento in cui insorge irrefrenabilmente la necessità d’eiaculare.

Controllo volontario (della fase pre-orgasmica): controllo volontario mediante il quale il soggetto è in grado di decidere il momento di eiaculare.

 Definizioni

 Riportiamo alcune classiche definizioni di eiaculazione precoce:

  • Incapacità dell’uomo ad inibire l’eiaculazione abbastanza a lungo per consentire alla propria partner di raggiungere l’orgasmo nel 50% dei rapporti (Masters e Yohnson, 1970).
  • Assenza di controllo volontario dell’eiaculazione (Helen S. Kaplan, 1974).
  • Persistente o ricorrente eiaculazione con minima stimolazione sessuale prima, durante o subito dopo la penetrazione e prima che la persona lo desideri (DSM-III R, 1987).

 Esistono poi numerosi tentativi di definire l’e.p. attraverso il numero di minuti o di spinte intravaginali, ma tralasciamo di citarle per l’evidente labilità di tali limiti.

 Proponiamo, invece, una definizione che concorda sostanzialmente con quella della Kaplan, ma cui aggiungiamo una chiosa che rende meno rigida e più realistica la categorizzazione:

“Si ha eiaculazione precoce quando vi è assenza di controllo volontario dell’eiaculazione, con tempo di latenza (vedi glossario) insufficiente al compimento di un rapporto sessuale soddisfacente”.

Per rendere però più chiara questa definizione è necessario precisare che:

1)  pur non avendo un controllo volontario dell’eiaculazione, un soggetto può avere una latenza soddisfacente;

2)  la latenza (anche se lunga, 20-30 minuti, ad esempio) non è mai, comunque, una garanzia. Infatti, un soggetto con una latenza soddisfacente può trovarsi in situazioni a forte contenuto emozionale o in un periodo di grande stress in cui vede azzerarsi completamente la latenza e s’imbatte improvvisamente nella condizione dell’eiaculazione precoce.

3)  La latenza media della popolazione italiana è stimata tra i 5 ed i 15 minuti nel 50% della popolazione maschile.

 E’ comunque sconsigliabile per coloro che hanno una latenza ritenuta soddisfacente intraprendere qualsiasi percorso per raggiungere il controllo volontario dell’eiaculazione, in quanto è possibile che la loro latenza si mantenga comunque per l’intera vita.

Va in ultimo notato che il mancato controllo volontario dell’eiaculazione è difficilmente inquadrabile come patologia, poiché è questa una condizione naturale dell’uomo, che può essere superata con l’addestramento. L’assoluta ingestibilità dell’eiaculazione: a pene flaccido o all’atto della penetrazione o subito dopo l’introduzione del pene nel corpo altrui, se si escludono patologie organiche e psichiche, può poi essere in alcuni casi compresa come un “modo d’essere” (che si accompagna spesso a voracità, frettolosità, comportamento ipercinetico, ecc.) ed anche in tale caso è possibile correggerla attraverso adeguato addestramento.

 Epidemiologia ed eziologia

 Proprio per la relatività e soggettività del concetto di soddisfazione sessuale (individuale e della partner) è impossibile rilevare percentuali esatte di comportamenti con evidenza di e.p.. Possiamo riportare solo stime ufficiose che individuano dal 25 al 40% i soggetti che lamentano tale disturbo tra la popolazione maschile in Italia.

 Il mancato controllo volontario dell’eiaculazione può essere aggravato da:

Patologie urologiche: uretrite, prostatite, ecc….

Patologie andrologiche: disfunzione erettile, frenulo corto

Patologie neurologiche: sclerosi multipla, tumori spinali, ecc.…

Patologie sistemiche: diabete mellito,  arterio sclerosi, ecc.…

Psicopatologie: disturbi d’ansia, depressione, ecc.…

Fattori psicologici: individuali o relazionali.

 Per quanto riguarda la interdipendenza tra disfunzione erettile ed e.p., è necessario sottolineare che spesso l’una influenza l’altra e viceversa. Non è, infatti, infrequente che per paura di eiaculare precocemente si sviluppi una risposta d’ansia capace d’impedire l’insorgere dell’erezione o che la paura di perdere l’erezione durante la penetrazione acceleri oltremodo l’eiaculazione subito dopo aver introdotto il pene in vagina.

 Approccio diagnostico

 L’eiaculazione precoce deve in prima istanza essere accertata e diagnosticata dallo specialista urologo o andrologo. Dopo di ché, escluse cause organiche, si procederà ad un accurato studio psicosessuologico.

Dopo la rimozione (ove possibile) di eventuali cause organiche e di disturbi psicopatologici il paziente può essere avviato ad un addestramento  per l’incremento dei tempi di latenza o il raggiungimento del controllo volontario dell’eiaculazione.

Se un soggetto risulta esente da disturbi organici e psichici può essere indirizzato direttamente all’addestramento.

 Addestramento al controllo dell’eiaculazione

 Molti soggetti nel tempo hanno sviluppato autonomamente “sistemi” di controllo dell’eiaculazione più o meno efficaci. Tra i più frequenti si nota il distogliere il pensiero dall’attività sessuale portandolo verso sforzi di concentrazione (contare i fiori della tappezzeria, …), sforzi di memoria (elencare i giocatori di una data formazione di football,…) pensieri neutri (un tramonto,…) o – peggio ancora – verso pensieri ansiogeni (esami, scadenze, persino la morte!). Tali “sistemi” sono altamente sconsigliati in quanto, se anche all’inizio possono portare qualche beneficio ritardando l’eiaculazione, nel tempo tendono a creare i così detti “vuoti di carburazione”, ovvero sganciamenti improvvisi della libido che producono perdita dell’erezione.

I metodi più tradizionali di controllo dell’eiaculazione sono:

1)  lo squeezing: addestramento per la coppia, in cui la partner dopo masturbazione, al momento dell’eiaculazione comprime decisamente con due mani il glande del partner fino a produrre un blocco dell’eiaculazione (!). Come ben immaginabile, questo metodo – nato più di 30 anni fa -  non è più ragionevolmente utilizzato ed è sconsigliabile per i disturbi collaterali che può produrre (disfunzione erettiva, anorgasmia, perdita del desiderio);

2)  lo stop and start, altrettanto datato, che consiste nel far addestrare il soggetto a fermarsi durante l’automasturbazione quando sente sopraggiungere l’urgenza eiaculatoria. Tale pratica va poi utilizzata con il concorso della partner in eteromasturbazioni e durante la penetrazione. Anche questo metodo è sostanzialmente caduto in disuso, poiché necessita di molto tempo d’addestramento, frequenti automasturbazioni (difficilmente praticabili da un soggetto adulto) ed il concorso, in un secondo tempo, di una partner collaborativa.

     Va però detto che – come sottolineava la Kaplan – questo metodo può contribuire a far emergere e rendere chiare le sensazioni pre-orgasmiche. Nota, infatti, la Kaplan che chi soffre di e.p. non ha una percezione chiara delle sensazioni pre-orgasmiche ed è quindi impossibilitato ad esercitare un adeguato controllo del riflesso eiaculatorio. Il problema resta il lungo allenamento (anche in coppia) e soprattutto il fatto che nel momento in cui vengono individuate le sensazioni pre-orgasmiche non si propone nulla di realmente valido per controllarle;

3)  il Training Sessuale Sofrologico (TSS), per il controllo dell’eiaculazione che da oltre 15 anni risulta estremamente valido ed efficace.

 Training Sessuale Sofrologico (TSS)

per il controllo dell’Eiaculazione

 Prima d’iniziare la descrizione del TSS, è necessario sottolineare che non si tratta di una terapia, ma di un addestramento.

 E’ pertanto ovvio che il soggetto il quale inizi il training deve aver ben compreso che i risultati dipendono in gran parte dalla diligenza e dalla costanza con le quali si addestrerà.

 Il Training Sessuale Sofrologico – così chiamato perché l’ispirazione delle tecniche di rilassamento utilizzate deriva dalla tradizione della pratica della Sofrologia* –  si articola in tre momenti fondamentali: primo, l’utilizzo di consolidate tecniche di rilassamento; secondo, l’applicazione di metodi percettivi; le tecniche di controllo.

     1) Inizialmente il rilassamento viene stimolato solo a livello fisico, poi con il progredire dell’allenamento si producono le condizioni per una profonda distensione mentale che si sostanzia in uno stato di estrema calma e di completo benessere.

    2) Anche i metodi percettivi si attuano sia sul piano fisico che su quello psichico. L’iperpercezione che si sviluppa consiste, infatti, nella capacità di attivare una percezione chiarissima che possiamo orientare in direzione del corpo. Tale capacità viene, nello specifico, indirizzata verso le sensazioni fisiche che precedono ed accompagnano le fasi dell’erezione e dell’eiaculazione. Si attuano in questo modo delle focalizzazioni sensoriali che progressivamente portano il soggetto a conoscere con grande esattezza –in termini di esperienza diretta- il proprio corpo ed i meccanismi che si mobilitano durante l’attività sessuale, consentendogli di attuarne il necessario controllo attraverso tecniche apprese.

    3) Le tecniche di controllo dell’eiaculazione

 Le tecniche di controllo dell’eiaculazione

del Training Sessuale Sofrologico

 Le tecniche principalmente utilizzate all’interno del Training Sessuale Sofrologico sono: la distribuzione e la dislocazione sensoriale che, spostando la percezione verso altre parti del corpo, consentono di attenuare lo stimolo dell’eiaculazione, aumentando i tempi dell’attività sessuale.

La distribuzione sensoriale prevede la concentrazione della percezione in ampie zone del corpo (ad esempio, la schiena); mentre la dislocazione sensoriale permette di concentrarsi su piccoli segmenti del corpo (ad esempio, le mani o i piedi). In entrambi i casi, se utilizzate correttamente, le tecniche consentono in 15-20 secondi di rallentare l’urgenza eiaculatoria fino a  far regredire lo stimolo dell’eiaculazione.

In ultimo, può essere utilizzata una particolare concentrazione sulle diverse fasi della respirazione (detta ciclo della respirazione) che può integrare le precedenti tecniche.

 


* La parola Sofrologia proviene dal greco ed è composta da: SOS = equilibrio, Phrenos = mente e Logos = scienza. Essa indica la disciplina scientifica,  nata nel 1960 ad opera del neuropsichiatra Prof. A. Caycedo, che ha come scopo la riarmonizzazione dell’individuo attraverso uno stato costante di benessere.

Da un punto di vista teorico, sulla Sofrologia hanno avuto influenza determinante la Fenomenologia del filosofo E. Husserl e l’Analitica esistenziale dello psichiatra L. Binswanger.

Per quel che riguarda le radici metodologiche, esse affondano originariamente nel Rilassamento Progressivo di E. Jacobson e nel Training Autogeno di T. H. Schultz.

Già dai primi degli anni ’90 in molti paesi del mondo la Sofrologia è divenuta materia d’insegnamento universitario.

In Italia, ricordiamo tra l’altro i corsi di Sofrologia svolti presso il Complesso Ospedaliero S. Giovanni di Roma (1994-1995) e quelli svolti presso l’Università “La Sapienza” di Roma: “La Sofrologia e lo Stress” (1997-1998, 1999-2000).