“Dalle molestie sessuali allo stupro”. Ricerca AIRS. Primi dati e commenti
| TAB. 1 Domanda
(uguale per uomini e donne) |
Uomini % SI |
Donne % SI |
Variazione % |
|
24 Secondo lei, le donne sono spesso libere e ambigue sessualmente e ciò le rende alle volte responsabili della violenza sessuale che possono subire? |
44,6 |
37,2 |
Uomini + 7,4 |
|
25 Secondo lei, se le donne fossero meno provocanti la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe? |
44,6 |
28,2 |
Uomini + 16,4 |
|
28 Secondo lei, le donne, in genere, si vestono in modo troppo provocante, così è spesso difficile resistere alla tentazione sessuale? |
32,6 |
26,5 |
Uomini + 6,1 |
|
Media |
40,6 |
30,6 |
Uomini + 10 |
Ricerca sul territorio nazionale promossa e realizzata dall’Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia (AIRS) in 11 regioni e 16 province, su campione di 1676 soggetti intervistati.
Con il patrocinio di: Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, Comune di Roma, Facoltà di Criminologia dell’Università di Milano, Federazione Italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (FeDerSerD), Centro Italiano di Sessuologia (CIS), Associazione donna e politiche familiari, Casa delle donne maltrattate, Progetto Ri-cominciare.
In corso di pubblicazione in “Sessualità, Desiderio, Dipendenze e Violenza”,
a cura di F. Avenia e A. Pistuddi. FrancoAngeli, Milano.
Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia
Anno di fondazione 1998
Da quando Michael Sanguinetti, della polizia di Toronto, durante un seminario universitario sulla sicurezza, ha detto: «Le donne dovrebbero evitare di vestirsi come puttane per evitare di diventare vittime», la protesta femminile è dilagata dal Canada agli Stati Uniti, all’Australia, all’Europa. Oltre al coro di proteste, infatti, si sono svolte numerose “Slutwalk”, ovvero “marce delle puttane”, dove donne (ed anche uomini) in abiti succinti e provocanti, hanno protestato per la libertà femminile di scegliere l’abbigliamento preferito senza dover corre il rischio dello stupro.
Molto si è detto e si sta dicendo in questi giorni sull’argomento, soprattutto sul pregiudizio maschile che le donne vestite in modo sensuale provochino la violenza sessuale. Tale pregiudizio maschile esiste, ma – anche se potrà stupire – è radicato altresì tra le donne ed è molto più diffuso di quanto si creda.
Brevi commenti
a cura del dott. Franco Avenia
Presidente AIRS
Direttore della ricerca
«Nella nostra ricerca è emerso che mediamente il 40,6 degli uomini italiani ritiene che se le donne fossero meno libere e ambigue sessualmente e vestite in modo meno provocante la violenza sessuale nei loro confronti diminuirebbe. Un rovesciamento di responsabilità che – anche se potrà sorprendere – è condiviso mediamente dal 30,6 delle donne, con picchi fino al 37.2%.»
«Il fatto che circa la metà degli uomini potrebbe equivocare vedendo una donna vestita in modo succinto e/o sensuale, immaginando una disponibilità sessuale che non esiste e che potrebbe sfociare in violenza per un rifiuto inaspettato è altamente inquietate. Ma è altrettanto inquietante sapere che le donne, in buona parte, condividano il preconcetto, poiché da una parte le costringe per paura a non essere libere d’esprimere i propri gusti e la propria femminilità e, dall’altra, provoca un rinforzo culturale, facendo da sponda, anziché opporsi, alla prospettiva maschile.»
«Altro dato preoccupante e che non fa essere ottimisti per il futuro è quello riguardante le fasce d’età. Si nota, infatti, che sono i giovani i principali sostenitori dell’idea che le donne provocano la violenza sessuale con abbigliamento sensuale e comportamenti disinibiti. Se si analizzano le fasce d’età, risulta che la maggioranza dei giovani uomini in età di voto con meno di 25 anni è di questa opinione: 55,6%, con punte del 64%. Tra le giovani donne con meno di 25 anni troviamo la stessa tendenza con valori medi di poco inferiori 47,5% con punte del 60,1%. Il che significa che in una comitiva di ragazzi e ragazze più della metà è convinta che vestirsi succintamente o sensualmente per una donna corrisponda ad una provocazione sessuale che può sfociare in violenza.
Si fa fatica ad accettare tale prospettiva, ma se si riflette con attenzione si può trovare una spiegazione e forse anche un’attribuzione di responsabilità. I giovani sono nati e cresciuti in un mondo dove il sesso viene utilizzato spregiudicatamente e massivamente come traino per gli interessi più disparati. I mass media propongono in continuo donne succintamente vestite che trasudano sensualità offrendo di sé un’immagine fortemente erotizzata e di disponibilità. L’associazione, dunque, tra un certo tipo d’abbigliamento e la provocazione sessuale si riflette nella vita di tutti i giorni producendo una distorsione della realtà. I giovani, nella loro fragilità e mancanza di solidi punti di riferimento, sovrappongono a tutte le donne lo stereotipo cui sono costantemente esposti, identificando così nella disinvoltura ed in un certo tipo d’abbigliamento la provocazione sessuale.»
«Va poi aggiunto che la violenza è un altro tema dominante nell’attuale panorama della cultura sessuale trasmessa ai giovani. Si pensi – ad esempio – a come le manette, simbolo di imposizione violenta e di sopraffazione, siano ormai considerate un sex toy.»
«A conferma di quanto detto, si noti che sia tra gli uomini che tra le donne con più di 46 anni l’associazione abbigliamento succinto e/o sensuale e provocazione sessuale è decisamente inferiore: 26%, con punte del 36%, rilevato nel questionario maschile; 26,3, con punte del 33,8%, nel questionario femminile. Dimostrazione che gli adulti che hanno assorbito in altri tempi una cultura sessuale diversa, sono meno permeabili all’idea che l’abbigliamento femminile possa essere d’incitamento alla violenza.»
«Per quanto riguarda la distribuzione geografica, si nota che la maggior concentrazione di persone che condividono l’idea che la responsabilità della violenza sessuale debba ricadere sulle donne per il modo in cui si vestono e si comportano la troviamo al centro ed al sud/isole: per gli uomini, infatti, si ha il 44,2% al centro, il 35,7% al sud e isole, e al nord 26,7%. Stesso andamento, seppur con percentuali di poco difformi, lo troviamo tra le donne: 39,3% al centro, 37,2 al sud e isole; 23,4 al nord.»
«Si noti, inoltre, che per gli uomini il pregiudizio è equamente spartito al nord tra < 25 anni (35,9) e > 46 anni (36,5) mentre è doppiamente diffuso tra i giovani rispetto ai meno giovani al centro < 25 anni (55,7) e > 46 anni (26) ed al sud/isole< 25 anni (72,5) e > 46 anni (37,9). Ciò potrebbe testimoniare che al centro ed al sud i modelli femminili proposti dai mass media hanno inciso più significativamente tra i giovani e che non al nord.»





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